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Recupero e riuso delle bici: una start up degli studenti

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Recupero e riuso delle bici: una start up degli studenti

Il progetto di alcuni alunni del Greggiati: una società che guadagna salvando mezzi abbandonati e affittandoli o vendendoli

A seguire gli studenti è stato il professor Fabrizio Rossi: «La scuola è stata solo un contenitore dove i ragazzi hanno studiato l’iniziativa, ma i protagonisti sono loro e sono loro che avrebbero dovuto dare gambe, se il Covid non avesse messo i bastoni tra le ruote, alla start up». Il Concorso chiedeva di creare prodotti o servizi per il territorio, locale o nazionale, con un occhio di riguardo alle problematiche ambientali. Gli studenti del Greggiati hanno così fondato una vera e propria start up, la Green Bike, con tanto di statuto e quote societarie. Il progetto sarebbe stato sviluppato in estate. I ragazzi avrebbero recuperato le bici abbandonate o gettate nelle piazzole ecologiche di Ostiglia. Il Comune aveva già concesso due spazi: un locale al piano terra all’ex casello idraulico di Ostiglia e un altro in centro al paese nella ex toelettatura per cani. Nel primo locale avrebbe dovuto nascere il laboratorio per abbellire le bici con adesivi, luci nuove, portapacchi in legno riciclato. In centro al paese sarebbe, invece, nato il negozio. Ma non tutte le due ruote recuperate sarebbero state vendute, alcune sarebbero state usate dal Comune per dare il via al servizio di bike sharing. «Inizialmente i cittadini o i turisti per noleggiare la bici sarebbero dovuti passare in negozio – spiega il professore – Ma col tempo sarebbe nato un sistema più moderno, un vero bike sharing per prendere e lasciare la bici in libertà. Per crescere di livello bisogna, però, creare un’applicazione col pagamento». L’emergenza coronavirus ha bloccato, però, l’iniziativa: ma se la start up non può partire nella pratica, l’11 maggio si è tenuta l’edizione, online, della finale regionale del concorso e il Greggiati è arrivato tra i primi tre classificati